Quando si è sommersi dai debiti, la prima domanda che ci si pone è: esiste una via d’uscita?
La legge offre soluzioni, ma tutte queste possibilità hanno un punto in comune: la necessità che il debitore sia “meritevole”.

Ma cosa significa davvero “meritevolezza“? E perché è così importante?

Cos’è la meritevolezza

La meritevolezza non è una questione morale, ma un criterio legale oggettivo.

Significa che il debitore, pur trovandosi in una situazione di insolvenza o sovraindebitamento, non vi è giunto con colpa grave, dolo, frode o leggerezza inescusabile.

In pratica, la legge protegge chi ha fatto il possibile per onorare i propri impegni, ma è stato travolto da eventi che non poteva controllare. Non tutela, invece, chi ha agito con superficialità, occultato beni, speso senza criterio, o ha cercato di approfittare della legge per disfarsi dei debiti senza alcun sacrificio.

Vediamo due casi, uno non meritevole e uno meritevole, per capire come cambia la prospettiva della giustizia.


Il caso del debitore non meritevole

Giuseppe (nome di fantasia) è un professionista in pensione. Negli ultimi dieci anni ha accumulato oltre 180.000 euro di debiti con banche e carte revolving. Le spese risultano sproporzionate rispetto al reddito dichiarato. Dalle verifiche è emerso che ha acquistato auto di lusso, effettuato viaggi costosi, intestato conti a parenti, e mantenuto due immobili, di cui uno all’estero, mai dichiarati nella prima fase della procedura.

Quando ha presentato domanda per la ristrutturazione del debito, il giudice ha rigettato la richiesta: non era un debitore meritevole.

Non aveva agito in buona fede, né rispettato l’obbligo di collaborazione e trasparenza. Inoltre, il sovraindebitamento derivava non da eventi esterni imprevedibili, ma da scelte personali imprudenti, incompatibili con la tutela che l’ordinamento vuole garantire.

Esito: Procedura rigettata per carenza del requisito soggettivo.
Il debitore, pur avendo strumenti a disposizione, ha perso l’occasione di alleggerire il proprio debito.


Il caso del debitore meritevole

Francesca (nome di fantasia) è una madre lavoratrice con due figli a carico, imprenditrice agricola in regime semplificato. Anni fa ha firmato, in buona fede, una fideiussione personale per un finanziamento contratto dal fratello, titolare di una piccola impresa commerciale. L’azienda del fratello ha poi subito un tracollo improvviso, con chiusura definitiva e mancata restituzione del prestito.

Francesca non ha mai percepito alcun vantaggio da quell’operazione, ma si è ritrovata soggetta ad escussione per un debito di oltre 60.000 euro, che si è sommato a piccoli finanziamenti pregressi e a spese straordinarie legate alla malattia della figlia minore.

La sua attività agricola — modesta, ma regolare — non generava abbastanza reddito da coprire nemmeno gli interessi. Ha tentato più volte di concordare piani di rientro con le banche, senza successo. Non ha mai fatto acquisti irragionevoli, né ha nascosto alcuna posizione. Tutto è stato documentato con precisione: redditi, immobili, movimenti bancari.

In questo caso si è scelto di attivare una procedura di sovraindebitamento, fondata su:

  • la dimostrazione della totale estraneità al default imprenditoriale del fratello,
  • la ricostruzione dettagliata del contesto familiare e reddituale,
  • un piano che prevedeva una rata sostenibile per 5 anni e una falcidia del 55% sul totale del debito.

Il Tribunale ha riconosciuto la meritevolezza piena della debitrice: non solo per la correttezza della sua condotta, ma anche per il sacrificio personale dimostrato in fase di proposta. Il piano è stato omologato, e Francesca ha potuto continuare a lavorare e a mantenere la propria famiglia con dignità.

Esito: Procedura approvata. La debitrice ha potuto onorare il proprio impegno, uscire dal sovraindebitamento e salvare la propria attività agricola.


Perché è così importante dimostrare la meritevolezza?

Perché è il presupposto che rende possibile ogni altra valutazione.

Anche il miglior piano, se presentato da un soggetto ritenuto inaffidabile o scorretto, non potrà essere approvato dal giudice. Viceversa, anche un piano economicamente modesto, se nasce da una storia coerente e da un debitore onesto, può aprire la strada a una nuova possibilità.


In conclusione: la meritevolezza non si improvvisa. Si costruisce.

Con trasparenza, con coerenza, con senso di responsabilità. E si difende, con rigore e metodo, nelle sedi opportune.

Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti esperti, capaci di trasformare le vicende reali in soluzioni legali efficaci, nel rispetto della legge e della verità dei fatti.

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3 commenti

  1. avvocato una domanda seria. o avuto problemi con il gioco e mi sono indebitato per questo;; per favore dimmi che anche per me cè soluzione

    • Studio Legale Barnabà ha detto:

      Gentile lettore, grazie per il suo commento.
      In linea generale, il principio della “seconda chance” vale anche per chi ha attraversato difficoltà legate a ludopatia accertata. I principi espressi dall’Unione Europea hanno più volte ricordato che chi cade in situazioni debitorie per condizioni personali meritevoli di tutela può accedere a percorsi di risanamento e ripartenza, sempre nel rispetto dei requisiti previsti.

      Ogni caso va comunque valutato con attenzione.
      La invitiamo a fornire maggiori dettagli tramite la pagina Contatti del nostro sito, così da poterle offrire un orientamento personalizzato.

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