L’Avv. Giovanni E.D. Barnabà, titolare dello Studio Legale Barnabà, è risultato assegnatario del Premio “Marco Ubertini”, assegnato da Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense nell’ambito dell’iniziativa Avvocati del Futuro.
Nella graduatoria del Distretto di Corte d’Appello di Bari figura con la votazione più alta, a pari merito con un altro candidato: la più elevata anche rispetto alla graduatoria del Distretto di Lecce, e dunque fra tutte quelle pugliesi.
A coronamento, il massimo dei voti alla prova orale: 150/150.
Il risultato, preso da solo, dice poco. Dice qualcosa se si racconta da dove viene.
Il metodo è venuto prima dell’esame
L’Avv. Barnabà ha incontrato il diritto dal lato del cliente prima che da quello del difensore.
Quando si è iscritto a Giurisprudenza amministrava già una società di capitali. Non era un impegno collaterale da conciliare con lo studio: era il lavoro, con le sue scadenze, i fornitori, i dipendenti, i clienti, le decisioni che non si possono rinviare al giorno in cui si è meno stanchi. Le giornate libere di chi è impegnato solo nello studio non le ha mai avute.
Ha studiato di notte, in azienda, negli intervalli fra una cosa e l’altra. Non poteva aspettare il silenzio, né contare sulle ore regolari di un’aula studio: il tempo andava ritagliato dove c’era, e quando c’era andava usato tutto e non sprecato. È una condizione che non lascia margini all’improvvisazione, e che impone una sola strategia possibile, ovverosia approfondire ogni argomento con metodo e ricontrollare tutto più di una volta, perché con quelle ore a disposizione una lettura distratta non si può permettere di ripeterla.
La laurea è arrivata presto con il massimo dei voti e concessione della Lode. Il voto conta qui non in sé, ma come prova che il vincolo funzionava: meno tempo obbliga a sapere esattamente che cosa fare di ogni ora.
Quando è arrivato l’esame di Stato di abilitazione, il metodo era già lì. Non c’è stato da costruirlo: solo da applicarlo ad un contesto nuovo.
Il tirocinio in Tribunale
Ha svolto il tirocinio formativo presso il Tribunale di Bari, affiancando il magistrato affidatario in ogni attività: lo studio dei fascicoli, la preparazione delle udienze, la redazione dei provvedimenti, il lavoro quotidiano della cancelleria.
È un’esperienza che cambia il modo di scrivere un atto e di vivere la professione. Si vede da vicino come un fascicolo viene letto davvero: quali argomenti reggono alla lettura di chi deve decidere e quali si dissolvono, quanto pesi un documento prodotto nel modo giusto, quanto costi al giudice un atto disordinato. E si conoscono i tempi reali degli uffici giudiziari, che non coincidono con quelli che il cliente immagina.
Le due prospettive
Le due parti del percorso che sono costate di più stanno ai capi opposti.
Da un lato l’impresa. Chi assiste imprese si trova davanti persone che devono decidere in fretta, con informazioni incomplete e con conseguenze che ricadono su altri – dipendenti, famiglie, fornitori. Un’esposizione bancaria che non si riesce a sostenere, la tensione di una scadenza che non si può spostare, il calcolo fra ciò che è giuridicamente possibile e ciò che l’azienda può concretamente reggere: sono situazioni che l’Avv. Barnabà non ha bisogno di immaginare, avendole vissute per anni dall’altra parte del tavolo.
Dall’altro l’ufficio giudiziario, con i suoi tempi, i suoi vincoli e il suo modo di leggere le carte.
Nessuna delle due prospettive si acquista con lo studio, e nessuna compare in una graduatoria. Ma sono la ragione per cui il diritto commerciale e la crisi d’impresa sono diventati il terreno dello Studio: non sono stati scelti a tavolino.
Che cos’è il Premio “Marco Ubertini”
È una prestazione a sostegno della professione erogata da Cassa Forense ai sensi dell’art. 3, lett. a2), del Regolamento per l’erogazione dell’assistenza. Per il 2025 è stato indetto con il bando n. 12/2025, con uno stanziamento fino a € 200.000,00.
Il meccanismo merita una precisazione, perché di solito si legge male. Le graduatorie sono formate separatamente per ciascun Distretto di Corte d’Appello, tra i candidati. Le graduatorie sono pubbliche sul sito della Cassa.
Che cosa resta
Un esame non fa l’avvocato. Ma il modo in cui lo si prepara dice già molto, e quello resta: il tempo dedicato, il metodo, l’abitudine a verificare tutto due volte. Sono le stesse cose che la professione chiede ogni giorno, con la differenza che qui nessuno assegna un voto – e proprio per questo contano di più.
Va detto anche che cosa un voto non dice: non predice l’esito di una causa, che dipende dai fatti, dalle prove disponibili e da molte variabili sottratte al difensore.
«Ciò che posso promettere riguarda il metodo, e lo prometto: studiare ogni fascicolo con l’attenzione con cui ho preparato quell’esame, verificare le fonti anziché fidarmi della memoria, dire al cliente ciò che ritengo vero anche quando non è ciò che desidera sentirsi dire. È il rigore con cui ho affrontato ogni cosa fino a qui. Non vedo ragione per cambiarlo adesso.»
— Avv. Giovanni E.D. Barnabà
Studio Legale Barnabà

11 commenti
Congratulazione Collega!! Meritatissimo
Complimentoniiiiiii
SEI IL MIO ORGOGLIO! FIERA DI TE!
Non avevo dubbi. Non immagino altro Collega che poteva ricevere il premio
Grandeeeeee
Qui a Gioia del Colle non avevamo dubbi della tua vittoria!!!! Congratulazioni 👏👏👏
wow
Molto bene Collega
Congratulazioni…
Bravo! Congratulazioni!
Ho avuto prova del metodo e della professionalità dell’Avv. Barnabà. Devo dire che è comprensibile che sia arrivato primo in Puglia. Molto bene.