FAQ
(Frequently asked questions)
Il primo incontro serve a inquadrare giuridicamente la questione: ascolto, esame preliminare dei documenti, valutazione dei possibili scenari. È un momento tecnico, riservato e strutturato, al termine del quale si decide se e come proseguire.
La consulenza può svolgersi:
– in studio, presso una delle sedi di Bari, Casamassima e Gioia del Colle;
– da remoto, in videoconferenza;
– per telefono, nei casi particolari o urgenti.
Circa 60 minuti; 30–45 minuti se telefonica.
No. La prima consulenza è un’attività professionale a tutti gli effetti (esame dei documenti, inquadramento giuridico, valutazione degli scenari) e come tale è retribuita. L’importo è comunicato prima della conferma dell’appuntamento.
Con la richiesta di prenotazione non si paga nulla. L’importo della consulenza e le modalità di pagamento sono comunicati per iscritto con la conferma dell’appuntamento; il compenso si paga a consulenza svolta.
No. La consulenza comprende l’analisi e il confronto tecnico iniziale. Diffide, lettere, pareri scritti e atti sono preventivati a parte e presuppongono il conferimento dell’incarico.
Sì: in caso di successivo incarico, quanto versato per la consulenza può essere imputato in acconto sul compenso.
La consulenza è un orientamento tecnico-giuridico: non comprende lo svolgimento della pratica né gli approfondimenti che i casi complessi richiedono. L’incarico riguarda invece la gestione dell’attività, stragiudiziale o giudiziale, e ha tempi e costi propri.
Al termine si ricevono indicazioni chiare sui passi successivi. Se si decide di proseguire, lo Studio redige un preventivo scritto con l’attività da svolgere, i tempi prevedibili e le condizioni economiche. L’incarico si considera conferito solo dopo l’accettazione formale del preventivo.
No, e nessun professionista può farlo. L’esito dipende anche da fattori estranei al controllo dell’avvocato: documenti disponibili, condotta della controparte, decisione del giudice. Lo Studio assicura diligenza, competenza e una valutazione trasparente dei rischi, anche quando la risposta più utile è sconsigliare un’iniziativa.
I documenti principali della vicenda: atti ricevuti (lettere, cartelle, verbali, decreti, pignoramenti), contratti, corrispondenza, ricevute di pagamento. Per la consulenza a distanza è preferibile inviarli prima dell’appuntamento, tramite il modulo di prenotazione.
Salvo urgenze, lo Studio risponde di norma entro un giorno lavorativo, con la conferma dell’appuntamento (data, orario e modalità). La documentazione eventualmente inviata è esaminata secondo la complessità e i carichi di lavoro in corso.
Sì. Lo Studio assiste clienti da tutta Italia: consulenza e gestione della pratica possono svolgersi interamente a distanza, con documenti e atti trasmessi e sottoscritti digitalmente.
Su una piattaforma di videoconferenza sicura, senza installazioni particolari. Le istruzioni per il collegamento sono inviate con la conferma dell’appuntamento.
Sì. Informazioni e documenti condivisi sono coperti dal segreto professionale e trattati nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali (GDPR), come indicato nell’informativa privacy del sito.
Non va ignorata. I termini per contestarla sono brevi e variano secondo il tipo di credito. Lo Studio esamina la cartella e le notifiche che l’hanno preceduta, verifica vizi di forma e di merito, compresa la prescrizione, e valuta secondo i casi ricorso, richiesta di sospensione o istanza di annullamento in autotutela.
Sì. Non sono rari importi duplicati, somme già pagate o già annullate, sanzioni e interessi non dovuti, crediti prescritti. Secondo i casi si può chiedere l’annullamento all’ente creditore o impugnare la cartella davanti al giudice competente, nei termini previsti.
Se la cartella non viene opposta, l’Agente della riscossione può avviare il recupero forzoso: fermo amministrativo dei veicoli, ipoteca sugli immobili, pignoramento di stipendio, pensione, conto corrente o altri beni. Fermo e ipoteca sono preceduti da un preavviso.
Prima di arrivare a queste misure è possibile valutare la rateizzazione, eventuali definizioni agevolate in vigore o, se i debiti non sono più sostenibili, una procedura di sovraindebitamento.
Occorre anzitutto verificare chi è il creditore effettivo (spesso il credito è stato ceduto), se l’importo è corretto e se il credito è prescritto. L’attività di recupero stragiudiziale non consente, di per sé, alcun pignoramento: per pignorare il creditore deve disporre di un titolo esecutivo, ad esempio un decreto ingiuntivo, una sentenza o, in alcuni casi, un contratto stipulato dal notaio.
È bene non firmare dichiarazioni né effettuare pagamenti parziali prima della verifica, perché possono valere come riconoscimento del debito e far ripartire la prescrizione.
Dipende dal vizio e dal momento in cui si interviene:
– prima che il pignoramento sia eseguito, lo si può evitare versando all’ufficiale giudiziario la somma per cui si procede, oltre alle spese;
– si può contestare il diritto del creditore di procedere, ad esempio perché il debito è pagato, prescritto o inesistente;
– si possono contestare i vizi formali degli atti della procedura;
– si può evitare la vendita chiedendo la conversione del pignoramento o, in caso di sovraindebitamento, ottenere la sospensione delle esecuzioni nell’ambito di una procedura.
La tempestività è decisiva.
Sullo stipendio non esiste una soglia minima impignorabile. Un creditore ordinario (banca, finanziaria, privato) può pignorare fino a un quinto del netto, cioè 160 euro al mese; l’Agente della riscossione, per stipendi fino a 2.500 euro, un decimo, cioè 80 euro. Per i crediti alimentari la misura è fissata dal giudice; se concorrono pignoramenti per crediti di natura diversa, il totale non può superare la metà dello stipendio.
Diverso è il caso della pensione: è impignorabile la parte pari al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro (nel 2026, circa 1.092 euro al mese). Una pensione di 800 euro, quindi, non è pignorabile dai creditori ordinari.
La legge tutela un minimo vitale. Sono impignorabili, tra l’altro, i beni essenziali della casa (letti, tavoli e sedie, armadi, frigorifero, cucina, lavatrice, utensili domestici), la parte di pensione pari al doppio dell’assegno sociale e, sul conto corrente, le somme da stipendio o pensione accreditate prima del pignoramento fino al triplo dell’assegno sociale (nel 2026, circa 1.639 euro). Ciò che eccede questi limiti resta pignorabile, anche se di modesto importo.
Dipende dal creditore.
– L’Agente della riscossione non può pignorare l’unico immobile di proprietà del debitore, se è adibito ad abitazione, il debitore vi ha la residenza anagrafica e non si tratta di un immobile di lusso. Negli altri casi può procedere solo se il debito supera 120.000 euro, dopo aver iscritto ipoteca e lasciato trascorrere almeno sei mesi.
– Banche, finanziarie e altri creditori privati non incontrano questi limiti: con un titolo esecutivo possono pignorare anche la prima casa, qualunque sia l’importo.
Nel pignoramento promosso da creditori privati è possibile chiedere al giudice, prima che disponga la vendita, la conversione del pignoramento, e così evitare la vendita.
Sì. Spesso è utile avviare una trattativa tecnica per un saldo e stralcio, una dilazione o un accordo stragiudiziale, anche in alternativa o in preparazione di una procedura di sovraindebitamento. Lo Studio predispone le proposte e gestisce i contatti con i creditori.
È lo stato di chi non riesce più, o prevedibilmente non riuscirà a breve, a pagare regolarmente i propri debiti con le risorse di cui dispone. Non occorre essere privi di beni: conta lo squilibrio tra debiti e capacità di farvi fronte. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede apposite procedure per ridurre o riorganizzare i debiti sotto il controllo del tribunale.
Imprese minori, consumatori, professionisti, imprenditori al di sotto delle soglie di legge (cosiddetti imprenditori minori), imprenditori agricoli, start-up innovative e, con le opportune verifiche, chi ha cessato un’attività d’impresa.
– le imprese che superano le soglie di legge, soggette alle procedure ordinarie;
– chi ha già ottenuto la liberazione dai debiti (esdebitazione) nei cinque anni precedenti o per due volte;
– nella ristrutturazione dei debiti del consumatore, chi ha causato il proprio sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode;
– nel concordato minore, chi ha compiuto atti in frode ai creditori.
Sì. Imposte, contributi e cartelle possono essere inclusi e, a determinate condizioni, pagati solo in parte. Nel concordato minore il tribunale può approvare la proposta anche senza l’adesione del Fisco o degli enti previdenziali, quando la loro adesione è determinante e la proposta è per loro conveniente rispetto alla liquidazione.
In alcuni casi sì. Nella ristrutturazione dei debiti del consumatore e nel concordato minore il piano può prevedere il regolare pagamento delle rate del mutuo sulla casa di abitazione principale, se alla data della domanda il debitore è in regola con i pagamenti o se il giudice lo autorizza a saldare le rate arretrate; nel concordato minore occorrono ulteriori verifiche dell’OCC a tutela degli altri creditori. Nella liquidazione controllata, invece, di regola tutti i beni, casa compresa, vengono venduti.
Sì, a determinate condizioni. Il giudice, su richiesta, può sospendere o vietare le azioni esecutive che pregiudicherebbero la procedura. Al termine, la procedura consente di liberarsi dei debiti non soddisfatti e di ripartire.
La persona fisica meritevole che non può offrire nulla ai creditori può ottenere, una sola volta nella vita, la cancellazione dei debiti (esdebitazione dell’incapiente). Meritevole significa, in sintesi, non aver causato il sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode. Se negli anni successivi sopravvengono utilità rilevanti, il debitore è tenuto a destinarle in parte ai creditori.
Il saldo e stralcio è un accordo con il singolo creditore, che accetta un pagamento ridotto, spesso in un’unica soluzione: se il creditore non è d’accordo, non può essere imposto. Le procedure di sovraindebitamento consentono invece, a determinate condizioni e sotto il controllo del tribunale, di gestire tutti i debiti insieme e di rendere vincolante la riduzione anche per i creditori dissenzienti.
Il primo passo è una valutazione preliminare di ammissibilità, opportunità e fattibilità. A questo scopo lo Studio propone l’intervista al debitore: un colloquio tecnico strutturato che ricostruisce debiti, redditi, patrimonio e origine dell’indebitamento, per stabilire se ricorrono i requisiti di legge, quale procedura sia più adatta e con quali prospettive realistiche.
Dipende dal numero dei creditori, dall’entità dei debiti, dalla documentazione disponibile e dalla procedura scelta. Il costo comprende il compenso dell’avvocato, quello dell’OCC, determinati secondo parametri di legge, e le spese vive. Lo Studio formula un preventivo scritto dopo la valutazione preliminare.
Sì, quando ve ne sono i presupposti: tassi usurari, interessi non pattuiti per iscritto o indicati in modo indeterminato, TAEG errato, capitalizzazione degli interessi non consentita, commissioni e polizze non dovute. Non ogni contestazione è però fondata: la giurisprudenza più recente, ad esempio, ha escluso che il piano di ammortamento “alla francese” sia di per sé illegittimo. Lo Studio esamina il contratto e l’andamento del rapporto, se necessario con un consulente tecnico, prima di consigliare qualsiasi iniziativa.
Sì, con l’opposizione, da proporre entro 40 giorni dalla notifica: scaduto il termine, il decreto diventa definitivo. Lo Studio esamina la documentazione posta a base del decreto e, se vi sono motivi fondati, predispone l’opposizione. Per i consumatori, la giurisprudenza consente in alcuni casi di far valere l’abusività delle clausole contrattuali anche dopo la scadenza del termine.
Di regola sì: il fideiussore risponde insieme al debitore principale e la banca può rivolgersi direttamente a lui. Non tutte le fideiussioni, però, sono pienamente valide. Molte riproducono un modello ritenuto in parte contrario alla normativa antitrust. Lo Studio valuta i margini per opporsi alla richiesta o ridurre l’esposizione.
Se la segnalazione è errata, non aggiornata o non è stata preceduta dal preavviso dovuto, se ne può chiedere la rettifica o la cancellazione all’intermediario e al gestore della banca dati e, nei casi più gravi, agire davanti al giudice, anche in via d’urgenza, o rivolgersi al Garante privacy o all’Arbitro Bancario Finanziario. Se invece è corretta, resta visibile per i tempi stabiliti dalla disciplina di settore, che variano secondo la gravità del ritardo e l’eventuale regolarizzazione.
Il consumatore che estingue anticipatamente un finanziamento ha diritto alla riduzione del costo totale del credito, pari agli interessi e ai costi relativi alla vita residua del contratto.
Sì. Lo Studio assiste nei casi di danni da incidente stradale, responsabilità medica e disservizio sanitario.
Negli incidenti tra due veicoli identificati e assicurati in Italia, chi non ha colpa, o ne ha solo una parte, chiede di regola il risarcimento alla compagnia assicurativa. Se il responsabile non è assicurato o non è identificato, si può ottenere il risarcimento dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, nei limiti previsti dalla legge.
Lo Studio esamina la documentazione del sinistro (constatazione amichevole, verbali delle autorità, referti e certificati medici, perizie) e valuta responsabilità e danni. La compagnia deve rispondere alla richiesta di risarcimento entro termini precisi, da 30 a 90 giorni secondo il tipo di danno; decorsi questi, o in caso di rifiuto ingiustificato, si può agire in giudizio, previo tentativo obbligatorio di negoziazione assistita tra avvocati. Il diritto al risarcimento si prescrive di regola in due anni.
Se il veicolo del responsabile non è assicurato, ad esempio perché la polizza è scaduta da oltre 15 giorni, il danneggiato può rivolgersi al Fondo di garanzia per le vittime della strada. In altri casi l’assicurazione risarcisce il danneggiato, ma può poi rivalersi sul proprio assicurato: ad esempio, se previsto dalla polizza, per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti.
Le strade sono due, alternative tra loro:
– ricorso al Prefetto, entro 60 giorni dalla notifica o dalla contestazione: è gratuito, ma se viene respinto la sanzione è di regola almeno raddoppiata rispetto al minimo;
– ricorso al Giudice di pace del luogo dell’infrazione, entro 30 giorni: richiede il versamento del contributo unificato; il rigetto non comporta il raddoppio della sanzione, ma possono essere addebitate le spese di lite.
I più ricorrenti sono vizi formali o procedurali (notifica tardiva, errori nei dati del veicolo o del trasgressore, omessa motivazione della mancata contestazione immediata) e irregolarità nell’accertamento, come la mancata taratura periodica o la segnalazione inadeguata dell’autovelox. Ogni verbale va esaminato nel dettaglio: non tutti i vizi comportano l’annullamento.
Sì. Lo Studio redige contratti su misura (prestazione d’opera e di servizi, consulenza, appalto, fornitura, locazione, accordi commerciali e transattivi) con l’obiettivo di chiarire obblighi e responsabilità e prevenire il contenzioso.
Sì. Lo Studio esamina contratti predisposti da terzi, anche in tempi rapidi, segnala le clausole sbilanciate o rischiose e indica le modifiche da negoziare prima della sottoscrizione.